Prima della soluzione, le domande

Cambiare il punto di vista su un problema può aprire possibilità che la ricerca immediata di una risposta lascia fuori.

Davanti a un problema, il primo impulso è spesso cercare una soluzione. È comprensibile: vogliamo sbloccare il lavoro, ridurre un’incertezza, dare una risposta. A volte, però, il passaggio più utile è fermarsi un momento sulla domanda.

Che cosa stiamo cercando di ottenere? Quali vincoli sono davvero necessari? Quali condizioni abbiamo assunto senza discuterle? Mi interessa il pensiero laterale soprattutto per questa possibilità: osservare il punto di partenza e riconoscere le scelte che contiene già.

La domanda contiene già una scelta

Il modo in cui formuliamo un problema indirizza le risposte. Chiedere come rendere più veloce un passaggio porta a concentrarsi su quel passaggio. Chiedere come ridurre il tempo dell’intero processo invita a osservare anche attese, trasferimenti e attività che forse possono essere organizzate diversamente.

Immaginiamo un gruppo che dedichi molto tempo a compilare un documento. Potremmo partire dalla velocità di compilazione. Potremmo anche chiederci quali informazioni siano necessarie, chi le utilizzi e quante volte vengano riscritte. Le due domande aprono spazi di lavoro diversi.

Riformulare permette di ampliare le possibilità prima di scegliere dove investire energie.

Il pensiero laterale non è solo creatività: è la capacità di mettere in discussione ciò che diamo per scontato.

Rendere visibili le assunzioni

Per me è utile distinguere ciò che sappiamo da ciò che stiamo assumendo. Un requisito espresso, una misura disponibile e una preferenza organizzativa hanno origini diverse. Trattarli con chiarezza aiuta a capire quali aspetti possano essere discussi e quali richiedano una verifica.

Una domanda che uso come punto di partenza è: perché stiamo considerando questa condizione necessaria? La risposta può confermare la scelta oppure far emergere un’abitudine, un’informazione incompleta o un vincolo che nel frattempo è cambiato.

Nel confronto tra persone, esplicitare le assunzioni aiuta anche a capire perché due proposte sembrino incompatibili. Potrebbero essere risposte sensate a due modi diversi di leggere lo stesso problema.

Dall’idea alla verifica

Allargare il punto di vista è il primo passo. Le possibilità emerse devono poi incontrare criteri concreti: utilità, fattibilità, risorse disponibili e rischi. Una proposta diventa più interessante quando possiamo spiegare come metterla alla prova.

Trovo utile individuare una verifica proporzionata all’incertezza: una domanda a chi userà la soluzione, un confronto con chi dovrà realizzarla, una prova limitata su un passaggio del processo. Ogni riscontro può aiutare a scegliere il passo successivo.

L’innovazione può cominciare proprio qui, con una domanda formulata meglio. A volte basta rendere discutibile ciò che avevamo considerato scontato per vedere una strada che prima rimaneva fuori dal nostro campo di osservazione.

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